Journal of Biological Research - Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale
09 | Upcycling e ingegnerizzazione di fonti naturali: materiali di origine vegetale, ittica e fungina per la gestione dei danni cutanei e la rigenerazione della pelle
By M. Contardi, F. Basso, N. Paknezhad and 3 others.
Abstract
La gestione delle ferite acute e croniche e delle ustioni è uno degli hot topic della medicina rigenerativa, dovuta, ancora, alla mancanza di strumenti efficaci e adattabili alle diverse condizioni, nonché alla complessità biomolecolare che caratterizza la guarigione cutanea. Inoltre, questa ampia fetta di mercato biomedicale con un valore stimato di 20,18 miliardi di US$ e predetta di raggiungere un valore di 30,52 miliardi di US$ entro il 2030, genera anche un'enorme quantità di materiali non biodegradabili che spesso finiscono nell’ambiente. Con lo scopo di risolvere tutte queste tematiche, nuovi materiali multifunzionali basati sul riutilizzo di polimeri derivati da scarti vegetali e/o da specie marine, così come l’utilizzo diretto di miceli di funghi deattivati, sono esplorati come alternative low cost da introdurre nel mercato della gestione delle ferite. Questi materiali, prodotti in forma di idrogeli, pellicole o filamenti con strutture 3D, sono ingegnerizzati per stimolare la rigenerazione della pelle, mantenendo un elevato livello di biocompatibilità con cellule come fibroblasti, cheratinociti e globuli rossi. Inoltre, questi materiali vengono ulteriormente caricati con molecole naturali ad attività antiossidante e antibatterica, così da supportare le diverse fasi della rigenerazione cutanea. L’obiettivo primario è quello di ridurre i costi, aumentare la biocompatibilità e le funzionalità rigenerative e, infine, assicurare una biodegradazione appropriata al termine dell’utilizzo, per avere una biomedicina circolare ed eco-friendly, seguendo anche le linee guida dei vari Goals di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dichiarati dalle Nazioni Unite (SDG 3, 6, 12, 14 e 15).



